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19 febbraio, 2026Nuovi studi sulla Striscia stimano molti più decessi di quanti ne siano stati diffusi dalle autorità sanitarie di Gaza nello stesso periodo. La ricerca di The Lancet stima anche circa 8.200 morti riconducibili a cause indirette nei primi 16 mesi di guerra
Dopo oltre due anni dall’inizio dell’aggressione israeliana, nella Striscia si continua a morire. E le vittime totali sarebbero più di quante erano state considerate in passato nei bollettini ufficiali. Uno studio pubblicato su The Lancet Global Health e ripreso dal Guardian stima che nei primi 16 mesi di attacchi - tra il 7 ottobre 2023 e il 5 gennaio 2025 - le vittime violente siano state oltre 75mila, almeno 25mila in più rispetto alle cifre ufficiali diffuse dalle autorità sanitarie di Gaza nello stesso periodo.
La ricerca si basa su un’indagine condotta su circa 2.000 nuclei familiari, selezionati per rappresentare in modo statistico la popolazione della Striscia. Agli intervistati è stato chiesto di riferire i decessi avvenuti all’interno delle proprie famiglie. Incrociando questi dati con le registrazioni ufficiali, il team - composto da economisti, demografi ed epidemiologi - conclude che il bilancio reale delle morti violente sarebbe stato sottostimato di circa il 40%.
Secondo lo studio, tra le oltre 75mila vittime stimate, circa 42.200 erano donne, bambini o anziani: il 56% dei decessi violenti. Una proporzione che, sottolineano gli autori, conferma l’accuratezza delle informazioni fornite dal ministero della Salute di Gaza sulla composizione demografica delle vittime, spesso contestata da Israele negli ultimi mesi. Proprio su questo punto si era aperto un dibattito acceso, con funzionari israeliani che in passato avevano messo in dubbio l’attendibilità dei numeri palestinesi.
morti dirette e indirette
La ricerca tenta anche una distinzione tra morti dirette e indirette. Oltre alle vittime causate da bombardamenti e combattimenti, gli studiosi stimano circa 8.200 decessi riconducibili a cause indirette nei primi 16 mesi di guerra: malnutrizione, mancanza di cure mediche, interruzione dei servizi sanitari. Una cifra significativa ma inferiore ad altre stime precedenti, che ipotizzavano un rapporto molto più alto tra morti indirette e dirette. Gli autori invitano alla cautela: ogni conflitto produce dinamiche diverse e l’accesso - anche intermittente - agli aiuti umanitari avrebbe limitato, almeno in parte, l’impatto secondario nella prima fase della guerra.
l'impatto dell'offensiva
Il dato complessivo suggerisce che tra il 3% e il 4% della popolazione della Striscia sia stata uccisa in modo violento entro gennaio 2025, restituendo così la scala demografica del genocidio. Un altro studio citato dal Guardian, realizzato dal Max Planck Institute, aveva già indicato una riduzione dell’aspettativa di vita a Gaza superiore al 40% nel 2023 e al 47% nel 2024, segnalando l’impatto strutturale dell'offensiva sulla popolazione civile.
Resta però un margine di incertezza. Gli stessi autori dello studio riconoscono che una ricostruzione definitiva richiederà anni e un accesso completo ai dati. In territori devastati, con archivi distrutti e migliaia di dispersi.
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