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1 marzo, 2026Articoli correlati
Il messaggio di Netanyahu alla popolazione iraniana: "Un’opportunità che capita una volta per generazione". Il presidente iraniano Pezeshkian ha parlato di “una dichiarazione di guerra a tutti i musulmani”. La Mezzaluna Rossa in Iran: "Negli attacchi a Teheran uccise almeno 57 persone"
Si aggrava la crisi in Medio Oriente all’indomani degli attacchi congiunti condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, nei quali è stata uccisa la Guida suprema della Repubblica islamica, l’ayatollah Ali Khamenei. La morte è stata confermata anche dall'Iran. Nelle ultime ore, le operazioni militari si sono moltiplicate: ci sono stati nuovi attacchi sulla capitale da parte di Israele, che avrebbe preso di mira anche la tv di Stato a Teheran. Secondo quanto riferito dai media iraniani, tra cui l’agenzia Fars, negli attacchi è rimasto ucciso anche il generale Gholamreza Rezaian, capo dell’intelligence della polizia nazionale iraniana. L’alto ufficiale sarebbe morto “in seguito agli attacchi nemici di ieri, 28 febbraio”, insieme ad altre vittime non specificate.
Secondo il capo della Mezzaluna Rossa della provincia di Teheran, Shahin Fathi, gli Stati Uniti e Israele avrebbero finora condotto 60 attacchi contro la capitale, Teheran, nelle ultime 24 ore, durante i quali sono state uccise almeno 57 persone.
I missili iraniani alle porte dell'Ue
Sempre questa mattina, missili iraniani sarebbero stati lanciati in direzione di Cipro (Paese parte dell'Unione europea dal 2004) dove si trovano basi militari britanniche. A riferirlo è stato il ministro della Difesa del Regno Unito John Healey, aggiungendo che i due oggetti provenienti dall’Iran che sono in mare. Secondo altre ricostruzioni, tuttavia, potrebbe essersi trattato di un errore di valutazione. "Siamo abbastanza sicuri che non avessero come obiettivo le nostre basi", ha dichiarato, sottolineando però che l’episodio "dimostra quanto indiscriminata" sia la rappresaglia iraniana. Dal canto suo, il governo di Cipro ha negato il lancio di missili verso l'Isola: "In relazione alle dichiarazioni e alle notizie dei media che fanno riferimento al lancio di missili in direzione di Cipro, si chiarisce che non è così e non vi è alcuna indicazione che si sia verificata una minaccia per il Paese. Le autorità competenti stanno monitorando attentamente la situazione di continuo". Lo ha dichiarato su X il portavoce del governo Konstantinos Letymbiotis.
Il primo ministro Keir Starmer ha ribadito che Londra non ha preso parte agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, ma ha confermato il dispiegamento di aerei della Raf "nei cieli del Medio Oriente" per operazioni difensive a sostegno dei Paesi arabi alleati colpiti dalla risposta di Teheran. Il premier ha invitato a evitare ogni ulteriore "escalation", attribuendo all’Iran la responsabilità della crisi e affermando che Teheran "può far finire tutto questo ora". Secondo Starmer spetterebbe infatti alla Repubblica islamica "evitare ulteriori attacchi, rinunciare al suo programma di armamento e cessare la spaventosa violenza e repressione contro il popolo iraniano". Il governo britannico ha inoltre adottato "misure difensive" per proteggere basi militari, personale diplomatico e cittadini nell’area, assicurando: "Stiamo contattando i cittadini britannici" presenti nella regione "per fare tutto ciò che è possibile a loro sostegno".
Il premier ha infine ribadito, in linea con Francia e Germania, che "è vitale prevenire un'ulteriore escalation e tornare al tavolo diplomatico", con l’obiettivo di garantire "la pace, la sicurezza e la protezione della vita dei civili".
La dinamica della morte di Khamenei
Secondo quanto riporta il New York Times, la Cia avrebbe individuato con precisione la posizione di Khamenei poco prima dell’attacco di sabato 28 febbraio, fornendo informazioni di intelligence definite “molto attendibili” che avrebbero reso possibile il raid coordinato. La svolta sarebbe arrivata quando l’intelligence americana ha appreso che la guida suprema avrebbe partecipato a una riunione mattutina con alti funzionari iraniani, all’interno di un complesso di comando nel centro di Teheran.
Israele e l'attacco al "cuore di Teheran"
Sul piano militare, Israele ha annunciato di aver avviato nuove operazioni direttamente nella capitale iraniana. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver iniziato a colpire “obiettivi appartenenti al regime iraniano nel cuore di Teheran”, spiegando che nei giorni precedenti l’aeronautica aveva condotto raid su larga scala con l’obiettivo di ottenere la superiorità aerea e aprire la strada alle operazioni sulla capitale. Parallelamente, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha diffuso un messaggio video in lingua farsi - la lingua ufficiale dell'Iran - rivolto direttamente alla popolazione. Nel filmato, pubblicato sui social, il premier afferma che nei prossimi giorni Israele colpirà “migliaia di obiettivi del regime del terrore” e invita i cittadini iraniani a scendere in piazza “a milioni” per rovesciare il governo, definendo l’attuale fase “un’opportunità che capita una volta per generazione”. Anche Donald Trump ieri ha salutato l'uccisione del leader iraniano come un'occasione di liberazione per la popolazione.
Il portavoce dell'intelligence dell'Idf Effie Defrin, nel corso di una conferenza stampa, rispondendo alla domanda se Israele abbia tra gli obiettivi dell'operazione la caduta del regime iraniano ha risposto: ''Agiamo per eliminare minacce concrete ed esistenziali contro lo Stato d'Israele. Agiamo per creare le condizioni operative per la caduta del regime''.
Il presidente iraniano Pezeshkian
Durissima la reazione di Teheran. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, intervenendo alla televisione di Stato, ha definito l’uccisione di Khamenei “una dichiarazione di guerra a tutti i musulmani”, sostenendo che l’assassinio della guida suprema rappresenta un attacco contro l’intero mondo sciita. Il capo dello Stato ha affermato che vendicare la morte dell’ayatollah costituisce “un diritto e anche un dovere legittimo” per l’Iran, promettendo di perseguire gli autori e i responsabili dell’operazione.
Il cordoglio di Hamas
Dal fronte palestinese arrivano le prime reazioni. Hamas ha espresso cordoglio per la morte di Khamenei, definendo l’uccisione “un attacco abominevole”. In una nota, il movimento islamista ha ricordato il sostegno politico, diplomatico e militare fornito dall’ayatollah alla causa palestinese, accusando Stati Uniti e Israele di essere pienamente responsabili di quella che viene definita una “palese aggressione” contro la sovranità iraniana e di aver provocato gravi conseguenze per la sicurezza e la stabilità dell’intera regione.
Anche il presidente russo Vladimir Putin ha stigmatizzato l'uccisione di Khamenei. In un messaggio di condoglianze al presidente iraniano Pezeshkian, lo zar ha condannato "l'assassinio" della Guida Ali Khamenei, "commesso in cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale". Il testo è stato diffuso dalla presidenza russa. Pure la Cina ha giudicato l'uccisione di Khamenei "inaccettabile", così come lo sarebbe l'incitamento a un cambio di regime in un Paese sovrano.
La situazione negli Emirati
La tensione si è estesa anche al Golfo con gli attacchi di ieri su Dubai, Oman, Kuwait e Bahrein, ripresi anche oggi, primo marzo. Gli Emirati Arabi Uniti hanno avvertito che potrebbero assumere un ruolo militare più diretto se l’Iran continuerà a lanciare missili e droni contro il Paese. La ministra di Stato per la Cooperazione internazionale, Reem Al-Hashimy, ha dichiarato alla Cnn che Abu Dhabi è pronta a difendersi e non resterà “a guardare passivamente” di fronte a nuovi attacchi.
Secondo il ministero della Difesa emiratino, l’Iran ha lanciato almeno 137 missili balistici e 209 droni contro il territorio degli Emirati nella notte tra sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo. La maggior parte degli ordigni sarebbe stata intercettata dai sistemi di difesa aerea, mentre 14 droni hanno raggiunto i loro obiettivi causando impatti sul territorio. L’offensiva iraniana ha preso di mira in particolare la capitale Abu Dhabi e Dubai e il suo aeroporto: lo spazio aereo risulta ancora chiuso. Le autorità emiratine hanno sottolineato che dispongono di uno dei più avanzati sistemi di difesa antimissile al mondo e di stare adottando tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza di cittadini e residenti. Tuttavia, Abu Dhabi ha avvertito che la risposta futura dipenderà dalle prossime mosse di Teheran, sottolineando che “la palla è ora nel campo dell’Iran”.
Intanto, è in corso alla Farnesina una riunione del ministro degli Esteri Antonio Tajani con gli ambasciatori in Iran e della regione per valutare l'andamento delle operazioni militari di Israele e Stati Uniti. Il ministro - si legge in una nota - ha creato una "Task force Golfo" che rafforzerà il lavoro dell'unità di crisi e sosterrà l'impegno delle ambasciate e dei consolati nella regione per far fronte alle richieste di assistenza delle migliaia di cittadini bloccati nei Paesi del Golfo. Il governo italiano - prosegue la nota - ha accolto con favore la collaborazione che i governi del Golfo e le loro linee aeree stanno offrendo ai cittadini bloccati, innanzitutto offrendo assistenza per alloggiare in albergo. L'ambasciata negli Emirati e quella in Qatar sono riuscite a far spostare dagli aeroporti in alberghi tutti i passeggeri in attesa, ma momento non ci sono previsioni di riapertura degli aeroporti.
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