Chi sale e chi scende

Beatrice Venezi e quell'intramontabile vittimismo della Destra

La direttrice incompresa si lamenta per le critiche ricevute, dando tutta la colpa alla politica. Le pagelle della settimana

di Sebastiano Messina   12 febbraio 2024

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CHI SALE

 

ROCCO CASALINO
Che fosse il vero regista della propaganda del Movimento 5 Stelle, il gran suggeritore di Luigi Di Maio, prima, e di Giuseppe Conte, poi, lo sapevano tutti. Ma nessuno si aspettava che il principale bersaglio delle sue operazioni, Matteo Renzi, lo definisse nel suo nuovo libro «un professionista straordinario», «la mente diabolica di campagne molto efficaci», «l’avversario più pericoloso della squadra pentastellata». Elevandolo dal rango di consigliere a quello di protagonista.

 

DANILO CALVANI
Dieci anni fa, a nome del Movimento dei Forconi, annunciò «la rivoluzione del 9 dicembre», ma quel giorno non successe nulla e persino i suoi lo scaricarono quando spuntò un video nel quale lui arrivava a un presidio in Jaguar. Adesso si è messo alla testa degli agricoltori per minacciare «la lunga marcia su Roma» e ha dato al governo cinque giorni di tempo per cacciare il ministro Francesco Lollobrigida. Il capopopolo dell’Agro Pontino ha finalmente trovato un popolo da guidare.

 

LETIZIA MORATTI
Dopo il flop alle Regionali della primavera scorsa – quando sfidò Attilio Fontana per la presidenza, ma non arrivò neanche al 10 per cento – l’ex sindaca di Milano sta dando la scalata a Forza Italia, dove è tornata senza cospargersi il capo di cenere, ma rimpinguando le casse vuote del partito con generose donazioni. Non le basta la guida della “consulta della segreteria”, senza poteri operativi: è in corsa per un ministero (forse l’Ambiente, e comunque il primo che si libererà).

 

CHI SCENDE

 

Vittorio Sgarbi

VITTORIO SGARBI
«Non sono più sottosegretario», anzi no, «non ancora». Sì, certo, «dimissioni irrevocabili», ma aspettate un momento, «è più preciso dire che mi auto-sospendo». Alla fine il più imprevedibile dei membri del governo Meloni ha lasciato il ministero, chiudendo quella che è stata definita «la trattativa Stato-Sgarbi». Lui non si è arreso, definendo «antinomico» il parere dell’Antitrust sull’incompatibilità dei suoi 17 incarichi con quello di sottosegretario: ma non farà ricorso al Tar.

 

BEATRICE VENEZI
Contestata dai suoi orchestrali («I gesti non sono coordinati con la partitura»), stroncata dai critici («Il braccio crea un disegno e la musica ne suona un altro»), la dama bionda amica di Giorgia Meloni e consigliera di Gennaro Sangiuliano si è difesa dall’accusa di non saper dirigere sostenendo che la attaccano perché è di destra. Poi però dice che il Teatro Massimo non la chiama perché «è espressione della vecchia governance». Cioè non sono abbastanza di destra per capire quanto è brava.

 

ETTORE PRANDINI
Il presidente di Coldiretti è il vero grande perdente della battaglia dei trattori. La principale organizzazione dei contadini – ha un milione e seicentomila iscritti – è stata tagliata fuori dalla protesta spontanea degli agricoltori, anzi ne è diventata il bersaglio. E Prandini, che a novembre organizzava manifestazioni davanti al Parlamento non contro ma a favore del governo – per la legge che vietava la “carne sintetica” – ora è apertamente accusato di essere complice del governo Meloni.

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