Opinioni
25 marzo, 2026Dieci anni fa, Meloni, quando il volto del referendum era quello del leader di Italia viva, invocò le dimissioni di Renzi, in caso di sconfitta. Scriveva: “Caro Renzi, il referendum è il banco di prova del governo. E se lo perdi, vai a casa”. Ma la presidente di Fratelli d’Italia, a casa, non ci vuole tornare. E indica la via delle dimissioni a chi le sta accanto
C’è chi le ha ribattezzate “pulizie di primavera”. È toccato prima al sottosegretario Andrea Delmastro, poi alla capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. Ma a Giorgia Meloni non è bastato il repulisti in via Arenula. Così, dopo pressioni riservate e, evidentemente, inefficaci, da Palazzo Chigi ha spedito una nota inusuale rivolta a Daniela Santanchè. La presidente del Consiglio auspica che la ministra del Turismo si dimetta. Un desiderio che fa lo slalom tra i paletti della Costituzione: la Carta non prevede che il capo del governo possa cambiare la sua squadra, un ministro deve passare o dal voto di sfiducia in Parlamento o lasciare volontariamente l’incarico.
Meloni vuole mandare un segnale al Paese, sacrificando anche pedine della sua classe dirigente: il centrodestra è stato sconfitto, i cittadini non stanno apprezzando l’azione dal governo - perché il voto referendario ha un significato anche politico - e, dunque, bisogna dimostrare la propria forza sostituendo qualche tassello dell’esecutivo.
Con Santanchè, la moral suasion non ha funzionato. Il suo caso, a differenza delle purghe al ministero della Giustizia, è diverso: non ci sarebbero correlazioni dirette con il flop del centrodestra al referendum. Quindi, c’è la “meraviglia” della ministra, rimasta in carica fino ad ora, nonostante i diversi casi giudiziari che l’hanno esposta al fuoco delle opposizioni, e c’è anche la volontà di non prestarsi al gioco del capro espiatorio. Strategia che Matteo Renzi, per primo, ha contestato alla presidente del Consiglio: "Un leader si assume le responsabilità e si dimette. Una influencer fa dimettere i sottosegretari".
Dieci anni fa, la stessa Meloni, quando il volto del referendum era quello del leader di Italia viva, invocò le dimissioni di Renzi, in caso di sconfitta. Ripescando le perle di incorenza con la rete a strascico dei social, il 28 settembre 2016, Meloni scriveva: “Caro Renzi, il referendum è il banco di prova del governo. E se lo perdi, vai a casa”. Ma la presidente di Fratelli d’Italia, a casa, non ci vuole tornare. E indica la via delle dimissioni a chi le sta accanto.
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