Politica
19 maggio, 2014

Isola a 5 Stelle, Soru il siciliano

Il Pd si affida all'ex governatore sardo. Per frenare Grillo, che è il primo partito. Mentre FI è nel caos. Fra gli ex di Alfano, scontri e scandali. Scontri e scandali. Da Dell'Utri a Scajola

Qui la chiamano sindrome sarda. Il virus che infetta le elezioni siciliane, assieme all’altro grande mostro uscito dalle urne: l’astensionismo. Sembra cioè che per cercare un po’ di voti sull’isola, il Pd abbia bisogno di un outsider. Già, nonostante la Sardegna abbia solo un terzo degli elettori della Sicilia, per la prima volta nella storia repubblicana è certo che i siciliani a Bruxelles ci manderanno un sardo. E il candidato in questione è Renato Soru. Un modo - diciamo così - elegante della segreteria nazionale del Pd per togliere le castagne dal fuoco ai litigiosi compagni siciliani, divisi in correnti, travolti da scandali e arresti, ridotti ai minimi termini dall’exploit elettorale di Beppe Grillo, che conquistò l’isola di Sciascia dopo esserci arrivato a nuoto da Reggio Calabria ormai più di un anno fa. Per restare ancora oggi primo partito nei sondaggi.

Capita insomma, in queste elezioni che sembrano la battaglia finale della Seconda repubblica, che la regione più difficile d’Italia sia ridotta talmente male da accogliere un “catapultato” sardo come manna dal cielo. E Soru se n’è reso conto, tanto che l’ex presidente sardo è sbarcato in Sicilia già alla fine di aprile e ha pure partecipato alla manifestazione del primo maggio a Portella delle Ginestre. Dopo la marcia in memoria delle vittime della prima strage di Stato, Soru è sparito, defilatosi dal corteo senza dare troppo nell’occhio per incontrare Davide Faraone, comandante in capo delle truppe renziane in terra di Sicilia. Una stretta di mano che suggella l’appoggio, benché formalmente sotterraneo, del premier al re di Tiscali.
Politica
Renzi contro Grillo, lo scontro finale
19/5/2014


Il fatto è che in Sicilia il Movimento 5 stelle, sondaggi alla mano, resta il primo partito. E che sono lontani i tempi del cappotto berlusconiano, quando il Cav si prese tutti i collegi. E pure quelli in cui il Pd scommetteva sul ribaltone siciliano. Da quella nuotata lungo lo Stretto di Beppe Grillo, le correnti isolane del Pd litigano su tutto. Uno scontro che ha portato, più d’una volta, i Dem siciliani a un passo della scissione. E che ci è ricascato anche alle Europee. Con il siluramento dalle liste di Beppe Lumia e Antonello Cracolici. Su entrambi i big, è stata emessa la fatwa di aver “collaborato” con Raffaele Lombardo, ex presidente della Sicilia, condannato in primo grado, nelle settimane scorse, a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Stessa accusa di “lombardismo” è stata timidamente sollevata anche contro il capolista per le isole, il magistrato Caterina Chinnici, figlia di Rocco, il giudice istruttore ucciso dalla mafia nel luglio del 1983.

In nome dell’antimafia - con un presunto endorsment arrivato direttamente dal Quirinale - per i democratici corre anche il giurista Giovanni Fiandaca, ex membro laico del Csm ed autore di un saggio, scritto a quattro mani con lo storico Salvatore Lupo, buono a contestare l’impostazione del processo sulla trattativa “Stato-mafia”. L’alto grado di litigiosità è esasperato dalla presenza in lista di politici che sino a qualche mese correvano per il centrodestra. È il caso di Marco Zambuto, sindaco di Agrigento trasmigrato negli anni dai centristi fino a Berluconi, e ora voluto in lista col Pd dal premier Matteo Renzi in persona. Dopo avere raggiunto la poltrona di presidente dell’assemblea regionale del partito democratico.

Un posto tra i candidati per Bruxelles è stato trovato anche alla giornalista Michela Giuffrida, indicata da Lino Leanza, ex democristiano, ex autonomista ed ora fondatore di Articolo 4, partito stampella al centrosinistra siciliano. Tra i grandi elettori del Pd ci sarà anche Michele Cimino, ex di Forza Italia e più volte assessore di Totò Cuffaro.

Anche perché quel che resta del centrodestra si presenta in ordine sparso. Forza Italia è guidata da Gianfranco Miccichè. Tornato nei ranghi forzisti, dopo la fallimentare esperienza di “Grande Sud”, Miccichè ha perso pezzi importanti del suo staff. Anche un fedelissimo come l’ex deputato Pippo Fallica, è finito a sostenere la candidatura di Salvatore Cicu, deputato nato a Palermo per caso, e anche lui sardo a tutti gli effetti. La campagna elettorale di Miccichè e Cicu corre su binari paralleli. Miccichè ha perso il suo big sponsor di sempre, il senatore Marcello Dell’Utri, fuggito a Beirut e condannato in via definitiva. Anche Cicu ha perso il suo mentore: l’ex ministro Claudio Scajola, finito in manette proprio la settimana scorsa, per il caso Matacena.

Acque meno agitate in casa Alfano. L’Ncd ha stretto alleanza con quel che resta dell’Udc. La lista è guidata da Giovanni La Via, eurodeputato in carica e grande raider di voti nella Sicilia orientale, grazie al supporto di due big del partito: Giuseppe Castiglione e Pino Firrarello. Per il partito di Casini, torna in lizza l’ex senatore dell’Mpa Giovanni Pistorio, tornato all’Udc e ora segretario regionale del partito.

Chi sta a guardare sono i grillini. «Fanno tutto i partiti. Basta che la gente osservi e voteranno in massa per il Movimento 5 stelle», ripetono i maggiorenti siciliani. Che puntano a confermare il voto delle politiche 2013.

ha collaborato Piero Messina

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