Vista da Roma, è la campagna elettorale che non c’è. Zero manifesti. Zero comizi. Iniziative ridotte al minimo, perché sono finiti i soldi, le idee e anche i leader. «Incredibile», non si capacita un veterano come il pd Beppe Fioroni. «Mai vista una campagna in cui non si muove nessuno. Io giro, Rosy Bindi, Enrico Letta, Dario Franceschini no». Vista da Roma è la corsa a due, Matteo Renzi contro Beppe Grillo. Il premier indiavolato, tra studi televisivi, tagli di nastri, incontri nelle scuole, cerca nel voto la legittimazione popolare del suo governo, finora mancata. Il comico, suo competitore, si sta rivelando il più abile politico in campo, con la scelta di andare nello studio televisivo di Bruno Vespa a una settimana dal voto, il più importante evento della campagna elettorale.[[ge:espresso:attualita:1.165754:article:https://espresso.repubblica.it/attualita/2014/05/16/news/allarme-a-sud-piu-rosa-piu-divisi-1.165754]]
Terzo incomodo, ruolo per lui del tutto inedito, Silvio Berlusconi, costretto alla resistenza, tra i servizi sociali a Cesano Boscone e la tesi del complotto internazionale per far cadere il suo governo nel 2011 avallata dall’insospettabile ministro del Tesoro americano Timothy Geithner. Le inchieste giudiziarie, quella della Procura di Milano sulle tangenti Expo e quella sull’ex ministro Claudio Scajola e le sue amicizie pericolose, più che provocare nuova indignazione e alimentare il voto di protesta, suonano da conferma, uno sconfortante deja-vu. Ma avranno il loro peso, il giorno del voto.
Si consuma così la vigilia del più grande «sondaggio elettorale certificato», come lo chiama Arturo Parisi, le elezioni europee in cui non si scelgono i governi, quelli nazionali e meno che mai quelli europei, ma si stabiliscono i pesi in campo per le future competizioni.
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“L’Espresso” ha fatto un viaggio nei collegi elettorali. Perché sul territorio le cose cambiano. Oltre che per l’Europarlamento si vota per due regioni (Piemonte e Abruzzo, ora in mano al centrodestra), 4.098 comuni, 29 capoluoghi di provincia. È lì, nelle città, che la sfida si fa ravvicinata, che la caccia al voto sfiora il corpo a corpo tra i candidati. Ed è lì, nelle periferie dello Stato, al Sud e nelle isole, che si fa drammatica la corsa a due Renzi-Grillo oppure il derby fratricida tra il partito di Berlusconi e il partitino di Angelino Alfano. Nell’immensa circoscrizione meridionale che va dall’Abruzzo allo Stretto il Pd è in allarme, i sensori avvertono una crescita del M5s più ampia di quanto segnalato dai sondaggi.
Per recuperare consenso, si è mosso Renzi in persona, in tour da Secondigliano a Palermo. Al Sud prova a reggere Forza Italia che si affida all’ex ministro Raffaele Fitto, tocca a lui spingere in alto il risultato nazionale, se va male è finita: il partito dell’imprenditore di Arcore è ormai a trazione meridionale, come era la Dc al momento del trapasso.
Nelle regioni rosse, tradizionale cassaforte di voti per la Ditta, c’è il doppio volto del Pd, interamente renzizzato in Toscana, ancora in mano agli uomini dell’antico apparato post-comunista in Emilia. Al Nord c’è l’usato sicuro Sergio Chiamparino in Piemonte. Tanti nomi del passato: se ti sposti da Roma al territorio, il nuovo non è ancora arrivato.