
Ne sanno qualcosa Luca Bottura, collaboratore dell’Espresso, da settimane al centro di un aspro botta e risposta con Calenda partito da Twitter per aver contestato una frase dell’ex ministro o lo scrittore Alessandro Robecchi che ha criticato una sua uscita e si è sentito replicare, sempre sul social, con la richiesta di fornire lui delle proposte invece di lamentarsi. Ma sotto i colpi dei tweet di Calenda sono finiti in tempi recenti anche Nicola Zingaretti o, per cambiare completamente settore, i videogiochi. Difficile fare l’elenco completo, tanto sarebbe lungo.
Con il suo stile molto diretto e personale, lontano dall’uso che fanno dei social la maggior parte degli altri politici, Calenda sembra infatti avere una certa passione per la polemica digitale e non manca occasione per replicare a chiunque lo contesti. Un po’ “blastatore” in stile Roberto Burioni, il virologo diventato una star sui social per l’appassionante difesa dei vaccini, un po’ Matteo Renzi di Roma Nord, Calenda replica a destra e a sinistra per la felicità dei suoi follower che spesso arrivano in supporto per insultare o attaccare assai più duramente la “vittima” del giorno.
L’amore di Calenda per Twitter è cresciuto col tempo: entrato sul sito nel marzo del 2014 quando era sottosegretario allo Sviluppo Economico del governo Renzi, oggi i follower dell’ex ministro sono 130mila. Secondo il sito di statistiche TweetTails, Calenda produce in media 15 tweet al giorno, accumula centinaia di condivisioni ed è particolarmente attivo nella fascia tra le 6 e le 8 di mattina. Ne è passata di acqua dal suo primo tweet: era l’aprile 2014 e l’allora neofita Calenda condivideva un suo intervento a proposito del Parmigiano Reggiano ospitato dal Wall Street Journal. Non proprio virale: zero retweet e zero cuori per lui.