Donne
Sia il Movimento 5 Stelle sia Europa Verde, novella crasi tra Verdi e Possibile, hanno scelto cinque donne capolista nelle cinque circoscrizioni elettorali. Ci è andata vicino pure La Sinistra, con quattro donne su cinque, tra cui Eleonora Cirant, attivista di Nonunadimeno, e Silvia Prodi, nipote di Romano. Al lato opposto dello schieramento elettorale, la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, ha copiato la megalomania di Matteo Salvini, e si è fatta in cinque, candidandosi in tutte le circoscrizioni anche se, va detto, nel suo partito hanno poi trovato rifugio molte politiche in fuga per crisi di coscienza o di consenso, da Daniela Santanchè a Elisabetta Gardini. Non solo. Il volto dello schieramento Più Europa, Emma Bonino, è l'unica figura politica italiana in corsa a Bruxelles addirittura per la presidenza della Commissione europea.
Tra le candidate nuove con più titoli di studio ci sono accademiche come Irene Tinagli del Pd, economista specializzata in sviluppo economico ed innovazione negli Stati Uniti, e Costanza Hermanin di Più Europa, docente di politica e istituzioni dell'Unione europea tra le varie università al Collegio d'Europa a Bruges, e in passato responsabile delle relazioni con la Ue in tema di giustizia e affari interni per la Open Society Foundation di George Soros.
È capolista dei 5 Stelle al centro Daniela Rondinelli, negli ultimi nove anni consigliera e membro del gabinetto di presidenza del Comitato Economico e Sociale Europeo, che dice «vogliamo un salario minimo orario e un costo della manodopera uguale in tutta l’Unione Europea», e al Nord Est Sabrina Pignedoli, 35 anni, ex giornalista d'inchiesta sull'ndrangheta in Emilia per il Resto del Carlino.
Proprio al Nord è un fiorire di nuove candidature femminili, a sinistra come a destra, nate tra l'attivismo politico locale: dalla giovane Isabella Tovaglieri, rampolla di una nota famiglia di avvocati, vicesindaco leghista di Bursto Arsizio, che si dice curiosamente antifemminista ma che dal suo curriculum risulta chiaro che le opportunità nella vita non se le è mai ancora dovute conquistare da sola, alle bergamasche Heidi Monica Andreina, ex sindaco di Credaro, con l'ambizione di riessere eletta per la Lega contemporaneamente a sindaco e a Bruxelles, e Cristina Laganà, per Popolo della famiglia-Alternativa popolare (di Mario Adinolfi), presidente di Aiuto mamme, associazione per la sicurezza del quartiere cittadino, che della famiglia (degli altri) ha un'idea medioevale.
Idealmente sua avversaria diretta è la candidata con Europa Verde, leader di Possibile, Beatrice Brignone, parlamentare italiana nella scorsa legislatura, attiva nel movimento promotore dei referendum popolari del 2011 e nella campagna “Se non ora quando?” per la parità di genere. «Credo che i diritti civili e ambientali vadano a braccetto in un mondo dove sia affermata l'uguaglianza e non il privilegio», racconta di sé.
E siccome l'età anagrafica non è mai stata sinonimo di età mentale, dopo ottant'anni tra i libri ha deciso di candidarsi anche Ginevra Bompiani con La sinistra, lista che tra le sue candidate intellettuali annovera anche Paola Natalicchio, ex sindaca di Molfetta, ex giornalista dell'Unità, ex collaboratrice di Giovanna Melandri e di svariati programmi televisivi. Mentre si riaffaccia alla politica, dopo anni tra lo show business e l'imprenditoria, l'ex giovanissima Irene Pivetti, che ha però cambiato casacca: da bossiana di ferro a novella adepta di Forza Italia, con questa spiegazione: «Sono autonomista, non sovranista. Se la Lega prende questa direzione, è Salvini che si sta spostando, non io».
Scelta opposta ha fatto invece il trio femminile di politiche di lungo corso che, abbandonata Forza Italia e il loro mentore politico, Silvio Berlusconi (anche lui a 82 anni in lizza per Strasburgo) è approdato alla corte di Giorgia Meloni: Elisabetta Gardini, Alessandra Mussolini e Daniela Santanchè. Quest'ultima ha recentemente sentenziato: «L’Europa è una matrigna tiranna che punisce e limita le nostre aziende, che castiga l’agricoltura piemontese e non solo, imponendo standard folli che non tutelano il made in Italy».
VERDI E SOCIETA' CIVILE
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Quella per il nostro futuro su questo pianeta è una lotta non facile in un Paese sul quale l'Onda Verde del Nord Europa fa fatica ad allungarsi. Ma a non mollare sono in tanti. Ci sono volti noti come Marco Affronte, parlamentare europeo uscente, ex 5 Stelle convertitosi a Bruxelles alla causa ecologista, Angelo Bonelli, sempre in pista nel Nord Est per Europa Verde, la rossa ecologista Roberta Fantozzi della Sinistra. Ma anche forze nuovissime come l'italiana di origini senegalesi Fatou Boro Lo, aggredita sui social per la sua contestazione poco velata della politica migratoria di Matteo Salvini, e rinforzi chiave come la capolista di Europa Verde al Centro, Annalisa Corrado, ingegnere meccanico specializzato in questioni ambientali, ex portavoce Green Italia e oggi in pista con Possibile, o Nicoletta Dentico, consulente di Banca Etica, determinata a fare anche della finanza una questione di sostenibilità ambientale e sociale.
Nelle circoscrizioni Centro e Isole svetta la candidatura di Pietro Bartolo tra le fila del Pd: è lui, medico di Lampedusa, il simbolo dell'integrazione europea. Nell'Università libera di Bruxelles un anno fa raccontò il dramma dei "tappeti di cadaveri" nelle stive delle navi e in pochi minuti l'aula magna del Nord Europa fu trascinata, tra le lacrime, in Sicilia. La sua sfida oggi è trasformare quell'orrore e quella pietà in umane ed eque leggi europee sull'immigrazione.
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Europeisti
Per un'Europa più integrata ed efficiente corrono giganti come Emma Bonino, a Roma come a Bruxelles, ovunque in Europa, simbolo di un'Unione forte, e colonne del parlamento uscente come Roberto Gualtieri, presidente del Comitato per gli affari economici e monetari, uno dei 10 parlamentari più influenti dell'emiciclo di Strasburgo, e Patrizia Toia, capo delegazione uscente del Pd a Strasburgo e vicepresidente della Commissione industria, ricerca e energia.
A questo giro rischia però di accaparrarsi il primato di “Europeo senza se e senza ma” l'ex ministro Pd dello Sviluppo economico, twittatore seriale, Carlo Calenda che in campagna elettorale ha fatto dell'Europa un totem da difendere contro l'avanzata di chi mira a indebolirla nell'illusione che i suoi minuscoli stati-nazione ne escano più forti economicamente.
Non è solo. Con lui tanti i giovani soprattutto nelle file del Pd, di Europa verde e di Più Europa. Come Martina Riva, milanese di 26 anni, stagista della società multinazionale di consulenza legale Ashurts, che spiega: «La direzione giusta è quella degli Stati Uniti d'Europa. Solo lasciandoci alle spalle gli individualismi degli stati-nazione potremo fronteggiare le grandi sfide del nostro tempo: quella climatica, quella dell'immigrazione e quella della tassazione del digitale».
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Giovani
C'era una volta Brando Benifei, in quota Pd, cinque anni fa a 28 anni il più giovane parlamentare italiano, oggi nuovamente in corsa. Ma da allora tanto e cambiato e gioventù non fa più rima con impresentabilità. L'età minima per essere candidati in Italia è 25 anni e questi sono esattamente gli anni di Chiara Mancini, romagnola in corsa con La Sinistra, fresca di laurea sulla contrarietà ad accordi commerciali chiave di volta per l'Unione come il Ceta con il Canada (di cui l'Italia è beneficiaria netta) all'ormai defunto Ttip (con gli Usa).
Al Sud corre con il Pd la molisana Caterina Cerroni, una laurea in economia alla Luiss di Roma, dal 2016 responsabile Europa per i giovani democratici. Al centro tra le nuove leve c'è Cosimo Giorgetti, 27 anni, fiorentino, entusiasta del movimento 5 Stelle, fresco anche lui di laurea in Scienze e Tecnologie dei Sistemi Forestali e Ambientali. Con una tesi sulla bioedilizia, chissà se, eletto, nel voto si dimostrerà in favore di un'Europa sostenibile, a dispetto dei compagni di partito, tutta lingua e troppe astensioni. Nel campo di Forza Italia invece la novità è l'italo marocchino Amir Atrous, 27 anni. Del suo partito dice: «Non mi ha mai fatto pesare le mie origini e mi ha sempre giudicato nel merito. L'Italia non è razzista, mi ha dato tante opportunità».
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Gli sfascia Europa
Il battaglione degli sfascia Europa, che però proprio all'Europa chiedono un sontuoso stipendio, è tra i più folti. Non solo Matteo Salvini, candidato in tutte e cinque le circoscrizioni nonostante nella scorsa legislatura si sia visto poco o assenteisti seriali come Aldo Patriciello e Alessandra Mussolini. Ma soprattutto novizi sul piede di guerra che, insieme, potrebbero fondare l'Italexit, ovvero la versione italiana del Brexit Party di Nigel Farage.
Da Caio Giulio Cesare Mussolini, in corsa con Fratelli d'Italia, il cui programma elettorale inizia e finisce con il suo cognome, ad Antonio Maria Rinaldi, in quota Lega, l'economista sovranista che si vanta di essere stato bloccato su Twitter dal commissario europeo Pierre Moscovici, e che è stato reso celebre dai talk show in cerca di scintille. Le stesse trasmissioni, d'altra parte, che porteranno tra gli scanni di Bruxelles la veneta Francesca Donato dopo averle consentito di sparare bestialità sull'Euro, sul funzionamento delle istituzioni europee e su quello, tout court, dell'economia. Chissà che Strasburgo non diventi occasione di ripetizioni accelerate sui fondamentali dell'Unione per tutti loro: potrebbe giovarsene anche Maria Cristina Sandrin, detta Siora Gina, l'avvocatessa veneta dai modi prosaici, celebrata sul web per le invettive qualunquiste contro la Commissione europea che lei confonde allegramente con il Consiglio.
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