La procura di Tempio Pausania verso il rinvio a giudizio del ventenne (e tre amici) per «stupro di gruppo», il leader grillino lo difende: «Perché non l’avete arrestato subito?». Non ha detto una parola per 21 mesi, neanche quando L’Espresso dedicò al caso una copertina

Per la prima volta dopo ventuno mesi, con un video su Facebook, Beppe Grillo parla del caso che vede suo figlio Ciro, oggi ventenne, accusato con tre amici (Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria) di aver stuprato una studentessa, nel luglio 2019, nella casa di famiglia a Porto Cervo.  «Perché non li avete arrestati subito?», incalza Grillo che prende le difese del figlio (argomentando presunti rapporti consensuali, la linea della difesa) e utilizza per paradosso proprio l’argomento della tempistica delle indagini (lunghissime), come paletto per puntellarne l’innocenza: «La legge dice che gli stupratori vengono presi e messi in galera, interrogati in galera o ai domiciliari. Sono lasciati liberi per due anni... Perché non li avete arrestati subito?». Una ricostruzione con passaggi che provocano l'indignazione generale, nella quale si cerca addirittura di mettere in discussione la tempistica della denuncia da parte della studentessa (otto giorni), come se l’autenticità dipendesse dalla rapidità. Si cerca di «trascinare la vittima sul banco degli imputati», chiariscono puntualmente gli stessi genitori della ragazza, che descrivono quella di Grillo come «una farsa ripugnante».

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Adesso che, secondo le indiscrezioni, si va verso il rinvio a giudizio da parte della procura di Tempio Pausania, il garante dei Cinque stelle rompe così un silenzio assoluto (anche di media e politica) durato quasi due anni: non disse una parola neanche quando L'Espresso, unico nella stampa italiana, dedicò al caso una copertina. 

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Un silenzio che è pesato come un macigno sulla carriera di leader politico di Grillo, e che ha accompagnato tutte le sue svolte, il cambio di pelle di quello che fu il leader del Vaffa: la fine del governo con Matteo Salvini, l'apertura improvvisa a un accordo con il Pd per un nuovo esecutivo – agosto 2019, proprio nei giorni in cui la procura cominciava le indagini. Fino all'urlo di oggi, che vede il Garante tra i soci di maggioranza del governo guidato da Mario Draghi. Mentre la sua creatura politica, il Movimento 5 Stelle, arranca come mai era accaduto nella sua ormai decennale storia.

 

 

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