Il caso

Genocidio, Palestina e migranti: le parole vietate della nuova tv

Un tempo dal piccolo schermo non si poteva dire "membro": ora con Tele Meloni il vocabolario dei divieti si aggiorna e si estende. Con Mara Venier che censura i cantanti e legge improbabili comunicati riparatori

di Beatrice Dondi   12 febbraio 2024

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Non si poteva dire “membro” del Parlamento, per non incorrere nelle pruriginose ire censorie della televisione pubblica che voleva evitare la trappola del doppio senso. Poi i tempi sono cambiati e le parole vietate sono diventate Palestina, genocidio e immigrati.  

 

Perché se il festival di Sanremo è stata una parentesi rosa tra tele e Meloni, ad aggiustare subito il tiro ci ha pensato Mara Venier a “Domenica in”, che ha bruscamente interrotto Dargen D’Amico («Questa è una festa, qui parliamo di musica»), si è appellata al buon cuore dei giornalisti in sala («Non mi mettete in imbarazzo»), ha retto il confronto con Ghali, quello colpevole di aver addirittura detto "Stop al genocidio", con un secco «Andiamo avanti, entri il prossimo cantante» e poi non è riuscita ad esimersi dal leggere il comunicato dell’ad Roberto Sergio affermando una sottoscrizione collettiva peraltro non richiesta: «Sono le parole, che ovviamente condividiamo tutti». E come è buono, e come è bravo, ma che bell’amministratore. 

 

Ora, quel che viene da notare con agio non è solo l’andazzo che parla da sé, quanto il modo maldestro, da elefante che cerca di non rompere i vetri e puntualmente li fracassa, con cui la tv di Stato si muove da Tv di Governo. Pensavano di averla scampata nella libera repubblica di Sanremo, tenuto al sicuro dalla satira e dalle incursioni a sorpresa. Ma non avevano fatto i conti con due variabili impazzite: le regole del giocarello del FantaSanremo, che regalava più punti in caso di dichiarazione su pace e diritti. E il libero pensiero, che a tratti si affaccia persino nei partecipanti di un Festival della canzone. 

 

Così, anziché agire con eleganza come di consueto, si sono agitati, tamburellato le dita e dopo il servizio del Tg1 sulle parole dell’ambasciatore di Israele («Ghali fomenta odio») è arrivata l'infilata di perle della zia Mara, pronta sull'attenti al primo cenno di Viale Mazzini. Insomma, il festival è finito, andate in pace. Ma attenzione a come lo dite.

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