Politica
7 gennaio, 2026Due dei quattro giovani assaltati nella notte prima di Acca Larenzia sono figli di Sabrina Fantauzzi, portavoce del vicepresidente della Camera: "Abbiamo rischiato di dover ricordare questa data per motivi personali". Poi l'appello: "Serve un confronto democratico"
Sono vivi, “vivi per miracolo”. Sabrina Fantauzzi, portavoce del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, racconta così l’aggressione subita dai suoi figli e da altri due militanti di Gioventù Nazionale nella notte tra il 6 e il 7 gennaio a Roma. L'assalto è avvenuto mentre il gruppo affiggeva manifesti per la commemorazione ad Acca Larentia, programmata per il giorno successivo. "Io insieme ad altre mamme e papà abbiamo rischiato di dover ricordare questa data per ragioni personali".
“I quattro ragazzi stanno fortunatamente bene tutti”, spiega Fantauzzi. “Due di loro sono miei figli. Il più grande ha la mascella molto gonfia per una botta, probabilmente data da un casco”. I referti medici parlano di "contusioni e trauma cranico, ma senza conseguenze permanenti".
Secondo quanto riportato dalla portavoce di Rampelli - che era presente alle commemorazioni in mattinata -, l’aggressione è avvenuta intorno alle 23:30 davanti a un supermercato in piazza dell’Alberone, non troppo distante da via Acca Larentia. I quattro – tutti poco più che ventenni – erano ancora in macchina. “Non avevano neppure iniziato l’affissione”, racconta Fantauzzi. “Sono stati circondati da una quindicina di persone. Li hanno insultati, chiamandoli ‘fascisti di merda’, poi hanno cominciato a colpire l’auto con bastoni, caschi. La macchina è stata distrutta”.
A quel punto i ragazzi sono scesi dal veicolo. “Erano in quattro contro dieci, dodici. Alcuni avevano il volto coperto”. Fantauzzi parla di "mazze, bastoni, caschi e coltelli. Hanno cercato di difendersi, ma erano troppo pochi”. Le forze dell'ordine sono intervenute dopo le chiamate dei residenti, alcuni dei quali avrebbero anche filmato la scena. All’arrivo delle volanti, il gruppo si è disperso.
“L’aria è troppo incandescente. Qualcosa è cambiato e i danni rischiano di essere irreversibili. Manteniamo la calma. Disinneschiamo la miccia”. Il riferimento è al clima che accompagna ogni anno il 7 gennaio romano, data in cui si ricordano Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, i militanti del Fronte della Gioventù uccisi nel 1978 davanti alla sede di Acca Larentia, e Stefano Recchioni, morto negli scontri successivi. Una commemorazione che continua a dividere, con una cerimonia istituzionale al mattino e, nel pomeriggio, il rito del “Presente”, spesso accompagnato - come accaduto anche quest'anno - da saluti romani e simboli della destra. Prassi che negli anni hanno portato ad altre aggressioni, come quella del 2020, quando a farne le spese furono delle giornaliste che filmavano l'evento.
“Assicurare i responsabili alla giustizia è fondamentale", dice Fantauzzi, secondo cui però bisogna "riportare equilibrio, serenità, confronto democratico. Non voglio risposte di odio”.
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