Politica
4 febbraio, 2026Le comunicazioni del ministro dell'Interno a Palazzo Madama: "Non c'è stata nessuna impreparazione nella gestione dell’ordine pubblico. È arrivato il momento di tirare una linea di demarcazione tra chi vuole isolare i violenti e chi vuole lasciarli liberi di infiltrarsi e inquinare manifestazioni"
Dopo l’informativa di ieri - 3 febbraio - al Senato sugli scontri di Torino, oggi per Matteo Piantedosi è il turno delle comunicazioni alla Camera. Come ieri, inizia andando all’attacco: “Su alcuni organi di stampa ho sentito ipotizzare da alcuni commentatori che, a Torino, la gestione dell'ordine pubblico avrebbe evidenziato qualche forma di impreparazione o addirittura di eccessivo uso della forza. Io respingo ovviamente tali ipotesi con la massima decisione - ha detto ai senatori -. E lo faccio non per la difesa della reputazione del ministro di turno, ma del lavoro e della professionalità di decine e centinaia tra prefetti, questori e dirigenti di polizia, che ci hanno lavorato anche a rischio della propria incolumità”.
"Nessuna impreparazione"
"Ho detto e ripeto che, se a Torino, come del resto in qualunque altra città, ci si fosse fatti cogliere di sorpresa o se le autorità locali di pubblica sicurezza non avessero impiantato un efficace dispositivo di prevenzione, ben più gravi sarebbero state le conseguenze, il grado delle devastazioni e il livello della violenza. La verità - ha spiegato il ministro dell’Interno - è che in Italia, a prescindere dal colore politico dell'esecutivo, le forze di polizia gestiscono le manifestazioni di piazza sempre con equilibrio, professionalità, prestando grande attenzione ai criteri di proporzionalità e adeguatezza nella modulazione dei dispositivi predisposti”.
“I delinquenti non agiscono per conto del governo”
I militanti di questi centri sociali, ha aggiunto ancora Piantedosi, “sono professionisti del disordine fine a sé stesso, criminali in servizio permanente effettivo. Le loro azioni sono frutto delle loro scelte, delle loro attitudini e delle loro responsabilità – ha aggiunto il titolare del Viminale –. Sono delinquenti per conto proprio non agiscono per conto del governo. E da quando questi gruppi hanno iniziato a distinguersi per la loro violenza, di governi ne sono passati molti, di ogni colore politico”.
"Gravi insinuazioni contro il governo"
"C'è chi ha persino adombrato l'idea che le violenze siano state in qualche modo organizzate, o quantomeno tollerate, dal governo per poter poi varare più agevolmente nuove norme - ha detto -. È un'accusa evidentemente grave e strumentale. È un'insinuazione indegna e priva di qualsiasi riscontro nella realtà, che si scontra con un dato oggettivo e incontrovertibile - ha sottolineato Piantedosi -. Le violenze di matrice antagonista, di cui Askatasuna e altri centri sociali sono protagonisti, non nascono con l'attuale governo. Sono oltre trent'anni che questi episodi si ripetono con regolarità, cavalcando di volta in volta temi diversi: Tap, Tav, alternanza scuola-lavoro, Expo, ambientalismo, immigrazione, Medio Oriente".
“Ci vuole il fermo preventivo”
Poi, un passaggio sulle misure al vaglio del governo e che - almeno in parte - dovrebbero essere licenziate nel Consiglio dei ministri previsto per domani. Per Piantedosi, “serve una norma che consenta un vero e proprio efficace intervento preventivo. Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo. È arrivato il momento - ha aggiunto - di tirare una netta linea di demarcazione da una parte chi vuole isolare i violenti, dall'altra chi vuole lasciarli liberi di infiltrarsi e inquinare manifestazioni che potrebbero e dovrebbero essere invece del tutto pacifiche e legittime, nell'interesse di chi le organizza e le partecipa”.
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