Politica
3 febbraio, 2026Durante l'informativa alla Camera sulle manifestazioni per l'Askatasuna, il ministro dell'Interno ha attaccato anche i protestanti pacifici: "Fanno da ombrello di protezione visiva". La replica di Bonelli: "Al giovedì nero di Milano c'era La Russa. E si continua a non rispondere su CasaPound"
“Delinquenti”, “gruppi di facinorosi”, “dinamiche squadriste” e “terroriste”. Ma soprattutto, un solo colpo per attaccare ognuno, non solo l'Askatasuna: “I disordini di sabato confermano il vero volto degli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente”. Durante l’informativa alla Camera sugli scontri di Torino, Matteo Piantedosi ne ha avute per tutti. Soprattutto per quelli che, secondo il ministro dell’Interno, si presentano come “cosiddetti manifestanti pacifici” e fanno da “ombrello di protezione visiva” ai violenti. “Una strategia che mira ad innalzare il livello di scontro con le istituzioni”.
lo scontro
In agenda era previsto alle 16 anche l’intervento in Senato, ma è stato rimandato. È bastata l’Aula di Montecitorio per accendere le prime scintille, soprattutto dopo l’intervento di Angelo Bonelli. Che ha spostato le memorie di cinquant’anni, da Torino a Milano, in quello storico giovedì nero: “Ci parla di cattivi maestri - ha detto il deputato di Avs - ma era il 12 aprile 1973 quando fu indetta una manifestazione dal Movimento sociale”. Anche in quel caso erano presenti forze dell’ordine, tra cui il 22 enne Antonio Marino, morto sul colpo di una bomba lanciata dal neofascista Vittorio Loi. “Ad aprire il cordone c’era il presidente del Senato Ignazio La Russa. Voi volete portare indietro la storia, noi difenderemo la democrazia, il diritto di manifestare”. Standing ovation attorno a lui, e giù di mugugni tra i banchi del centrodestra.
Poi un altro salto in avanti, di nuovo ai giorni nostri. Piantedosi ha attaccato i pacifici, con qualche colpo collaterale alle opposizioni che erano in piazza: “Chi sfila accanto a questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impuniti”. Ha condannato i difensori delle occupazioni: “Credo che faccia altrettanto chi si avventura in riflessioni sociologiche sulla necessità di garantirne di fatto l’agibilità politica, assicurando loro anche spazi di proprietà pubblica”. Fino a srotolare il concetto stesso di manifestazione, come matassa di una “sistematica strategia di eversione dell’ordine democratico”.
Filo per filo, le risposte di Bonelli: “Lei oggi parla di legalità, ma da ministro dell’Interno doveva tutelare i manifestanti pacifici e fermare preventivamente i violenti, che conoscevate bene”; “non faccia lezioni mentre si sgomberano spazi sociali legittimi, si abbandonano le periferie e si continua a non rispondere sullo sgombero della sede di CasaPound”. E l’ultimo monito: “Difenderemo sempre la democrazia, il diritto a manifestare e la non violenza”. Si accoda Chiara Appendino, deputata del M5s, secondo cui quello del governo sarebbe uno “sciacallaggio”. Per cui non servirebbe mirare alle responsabilità dell’abusivismo: “Io, da sindaca, ho sgomberato uno stabile in cui si fabbricavano bombe carta, a Torino. Fa schifo usare la violenza anarchica per i vostri comodi. Davvero fingete di non sapere che lì c’erano degli incensurati?”.
All’orizzonte c’è una nuova misura di sicurezza, che il governo porterà giovedì in Cdm. Riguarda il fermo di prevenzione e lo scudo per le forze dell’ordine. Una stretta che allarga i vincoli delle forze dell'ordine, ma Piantedosi assicura: “Sono tutele, non immunità” per gli agenti vittime di aggressioni. Che non sarebbero i soli a trarne beneficio: oltre a loro, verrebbero protetti “anche tutti i cittadini, senza per questo creare scudi di tipo immunitario. Le forze di polizia sono un baluardo della democrazia e della libertà. Esse non chiedono immunità, ma non devono essere bersagli mobili della delinquenza e devono anche poter operare senza essere gravate da una costante e sistematica presunzione di colpevolezza”.
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