Politica
24 marzo, 2026Il 31% dei votanti del No dice di aver scelto per contrastare il governo Meloni, il 61% per non modificare la Costituzione. Il 15% degli elettori dei partiti contro-riforma ha scelto invece il Sì
Più laureati, più stranieri: più voti. Urne piene nei comuni più popolosi, da Roma in su (QUI la geografia del voto). Sono i principali elementi sull’affluenza che emergono dal report di YouTrend, che analizza nel dettaglio i comportamenti di voto all’indomani della chiusura delle urne. E così, nelle città con oltre il 20% di persone con una laurea in mano, il 65,1% ha imbracciato anche la tessera elettorale. Dove è presente oltre il 15% di cittadini stranieri, invece, il 63,6% si è recato alle urne.
referendum giustizia, i motivi delle scelte
Il report evidenzia come il risultato sia stato guidato (anche) da indicazioni politiche. Il No viaggia all’85% tra gli elettori dei partiti che lo sostenevano (su tutti: Pd, M5s, Avs), mentre il Sì della maggioranza di governo, Azione e +Europa ha preso il 78% tra i votanti di quello schieramento. Resta così fuori il 15% di Sì tra gli anti-referendari e il 22% di No tra i gruppi a favore della riforma. Chi invece abbraccia altri partiti si è astenuto all’87%, o al più ha votato sì (11%).
Un altro elemento rilevante riguarda le motivazioni del voto. I votanti del No hanno scelto soprattutto per non modificare la Costituzione (61%), contrastare il sorteggio del Cdm (39%) o dare un voto di opposizione al governo Meloni (31%). Le scelte sulle motivazioni potevano essere multiple, da una parte e dall’altra. Sull’altro fronte, il 59% sosteneva la separazione delle carriere in quanto tale, il 35% puntava alla scissione del Csm e il 34% lo ha fatto per istituire un’Alta corte disciplinare. Resta più marginale un 18% che puntava al voto di sostegno per la premier.
Stando al merito, tanto invocato durante la campagna dai due schieramenti, il 69% di chi ha votato dice di averlo fatto guardando solo al contenuto della riforma. Tra gli elettori del Sì, il 76% ha detto di aver mantenuto questo focus, mentre tra quelli del No questo numero cala al 63%. Dall’altra parte, c’è la questione politica. Il 28% dice di aver votato per dare un segnale: il 21% sul ramo del Sì, il 34% tra quelli del No.
Infine, restano le divisioni tra età e genere. Il No vince sulle fasce 18-34 anni (57%), 35-49 (60%) e 65+ (55%). Il Sì domina solo nella fascia 35-49 anni (60%). I contrari alla riforma hanno prevalso sia tra le donne che tra gli uomini, ma con un margine maggiore fra le prime: il No al femminile (55%) ha lasciato due punti di distacco a quello maschile (53%).
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