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13 febbraio, 2026Appartenere al gruppo pro-Pal, o anche solo sostenerlo, potrebbe essere punibile con una pena fino a 14 anni di carcere. L'Alta corte di Londra ritiene la misura "sproporzionata". Anche il Consiglio d'Europa aveva censurato l'esecutivo britannico
Una sconfitta per il governo britannico e una vittoria di Palestine Action, che ha incassato in primo grado l’accoglimento del ricorso all'Alta Corte di Londra contro la contestatissima messa al bando per “terrorismo" del gruppo pro-Pal. Fuori dal palazzo, un gruppo di manifestanti è esploso in applausi gridando “Free Palestine”.
“Si tratta di una vittoria monumentale sia per le nostre libertà fondamentali qui in Gran Bretagna sia nella lotta per la libertà del popolo palestinese, che annulla una decisione che sarà ricordata per sempre come uno degli attacchi più estremi alla libertà di parola nella recente storia britannica - ha dichiarato Huda Ammori, una delle co-fondatrici del gruppo -. Palestine Action è la prima organizzazione di disobbedienza civile che non sostiene che la violenza venga vietata dal governo britannico come gruppo ‘terroristico’, in un abuso di potere trumpiano che avrebbe visto questo governo laburista proscrivere le suffragette. Questo divieto era illegale, e ha portato all'arresto illegale di quasi 3.000 persone – tra cui sacerdoti, parroci, ex magistrati e medici in pensione – ai sensi delle leggi antiterrorismo”. Tra queste c’era anche Greta Thunberg, portata via di forza dalla polizia mentre era seduta per terra e aveva in mano un cartello con scritto “Mi oppongo al genocidio”.
Il bando deciso dal governo Starmer era partito a luglio del 2025, a qualche settimana dal blitz degli attivisti in una base della Raf, in cui avevano imbrattato con vernice spray due aerei militari. Il divieto a Palestine Action, ai sensi della legge anti-terrorismo, prevedeva che l’appartenenza al gruppo - o anche semplicemente il sostegno - diventava punibile con una pena fino a 14 anni di carcere.
L’Alta corte di Londra ha ritenuto la misura “sproporzionata” perché “un numero molto limitato di attività di Palestine Action sono state considerate atti di terrorismo ai sensi della sezione uno della legge del 2.000”, Terrorism act. "Per queste e per le altre attività criminali di Palestine Action, resta valido il diritto penale generale". "La natura e la portata delle attività di Palestine Action che rientrano nella definizione di terrorismo non avevano ancora raggiunto il livello, la portata e la persistenza tali da giustificarne la proscrizione”, ha detto la giudice Dame Victoria Sharp durante la lettura della sentenza. Anche il Consiglio d'Europa, negli scorsi mesi, era intervenuto per criticare la stretta voluta da Starmer.
Il governo inglese non ci sta e annuncia ricorso. "Sono deluso dalla decisione della corte e non sono d'accordo con l'idea che vietare questa organizzazione terroristica sia sproporzionato". "La messa al bando di Palestine Action è avvenuta in seguito a un processo decisionale rigoroso e basato su prove concrete, approvato dal parlamento. La messa al bando non impedisce proteste pacifiche a sostegno della causa palestinese, un altro punto su cui la Corte concorda”, ha detto il ministro degli Interni Shabana Mahmood.
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