Politica
16 gennaio, 2026Dopo il voto contrario sull'invio di aiuti a Kiev, il deputato leghista ha spiegato le ragioni della sua decisione: "Servirebbe un decreto Italia, altro che decreto Ucraina. Inviare ulteriori armi e soldi a Zelensky non rappresenta l'interesse nazionale". Antonio Tajani stigmatizza: "Un suicidio"
Quello del deputato della Lega Rosario Sasso contro l’invio di armi a Kiev è stato un “voto secondo coscienza”. Lo afferma lui stesso, in un’intervista a La Repubblica, all’indomani dell'approvazione della risoluzione sugli aiuti all’Ucraina, che ha causato una spaccatura all'interno del Carroccio. L’ala vicina alla sensibilità del vicesegretario Roberto Vannacci si è infatti sfilata dalla maggioranza, con due voti contrari. Uno dei quali proprio di Sasso, che ha spiegato: “Ho votato secondo coscienza, stiamo parlando di un tema di politica internazionale”.
Il deputato non esclude che potrebbero dare battaglia in commissione Difesa della Camera, dove - in occasione della discussione e poi del voto sul decreto Ucraina approvato dal Cdm a fine dicembre - il Carroccio potrebbe presentare emendamenti. “Probabilmente presenteremo nostre proposte. È una questione di coerenza, noi lo siamo, gli altri no”. Il motivo del voto contrario sarebbe da ricercarsi negli scarsi risultati che - a detta di Sasso - avrebbe prodotto finora l’invio di aiuti a Kiev. “Servirebbe un decreto Italia, altro che decreto Ucraina. Inviare ulteriori armi e soldi a Zelensky non rappresenta l'interesse nazionale. - ha sottolineato il deputato - Io dico no ai soldi degli italiani per Zelensky, lo ha ribadito anche il presidente Trump: Zelensky ostacola la pace”.
I salviniani minimizzano
Secondo alcune indiscrezioni, le crepe causate dal decreto Ucraina avrebbero addirittura potuto produrre una componente dissidente a Montecitorio guidata da Vannacci. I salviniani, però, escludono l'ipotesi: gli arruolati sarebbero troppo pochi. Nel frattempo, il leader del partito sarebbe impegnato ad analizzare un documento che verrà presentato all’evento ufficiale del Carroccio a Roccaraso, previsto per dal 23 al 25 gennaio.
Secondo La Repubblica, che ha visionato la bozza del manifesto, i toni sarebbero molto distanti delle idee vannacciane. Si parlerebbe addirittura di “ingressi programmati” per l’accoglienza dei migranti. E nel paragrafo sulla guerra qualcuno potrebbe leggerci un chiaro riferimento all’autore del Mondo al contrario: “Abbiamo bisogno di individui che alimentano lo spirito e non di generali che arruolano eserciti”. Dal canto suo, Vannacci ha negato di voler formare un proprio gruppo parlamentare, ma ha ammesso di “non escludere nulla in futuro”.
Tajani contro Vannacci
Il terremoto del decreto Ucraina ha raggiunto anche altri membri della maggioranza. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito il voto dei vannacciani “un’operazione suicida”. “Conta quello che dice Salvini, che fa parte del governo. Non Vannacci che non è neppure nel Parlamento italiano", ha spiegato Tajani, condannando il flashmob del Team romano del Generale, andato in scena davanti a Montecitorio proprio mentre in Aula si stava votando sulle armi a Kiev.
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