Politica
22 gennaio, 2026Gli stessi dem che avevano appoggiato il ddl Delrio ora non firmano il testo redatto da Giorgis che non cita la definizione contestata dell'Ihra. E che, a differenza della proposta iniziale, punta a contrastare tutte le discriminazioni (comprese quelle antisemite)
Che il disegno di legge sull’antisemitismo sarebbe stata una grana per il Partito democratico lo si era capito fin dalla presentazione del testo, a prima firma Graziano Delrio, che mira ad adottare - sulla falsariga di quando già proposto da altre due proposte, praticamente identiche, avanzate da Massimiliano Romeo della Lega e da Ivan Scalfarotto di Italia viva - la (discussa) definizione operativa dell’International holocaust remembrance allinace (Ihra). Che rischierebbe, secondo i critici, di includere nell’alveo dell’antisemitismo anche le critiche politiche allo Stato di Israele e al suo governo.
A qualche minuto dalla presentazione del ddl era arrivato l’altolà di personalità del partito vicine a Elly Schlein, come il capogruppo al Senato Francesco Boccia, secondo cui “il senatore Delrio” aveva “a titolo personale e la sua proposta non rappresenta la posizione del gruppo né quella del partito”. Eppure, Delrio non era stato l’unico firmatario perché, accanto a lui, c’era gran parte dell’ala riformista del Partito democratico: da Sandra Zampa a Walter Verini, da Filippo Sensi a Simona Malpezzi.
I riformisti non votano il testo di Giorgis
Dopo settimane di riflessioni e mediazioni, oggi - 22 gennaio - è stato presentato alla riunione dei senatori dem un nuovo testo redatto dal capogruppo in commissione Affari costituzionali Andrea Giorgis. Tutti d’accordo? Nient’affatto, perché al momento del voto si sono sfilati i senatori riformisti. Quelli che avevano firmato il ddl Delrio. Lo stesso Delrio avrebbe spiegato di ritenere necessaria una legge ad hoc contro l’antisemitismo mentre il ddl Giorgis punta a contrastare tutte le discriminazioni, comprese quelle antisemite.
Cosa prevede il testo sull'antisemitismo redatto da Giorgis
Ma cosa prevede il nuovo testo adottato dal Pd? L’intento è quello di “disciplinare l’adozione di misure volte a prevenire e contrastare gli atti e le espressioni di antisemitismo nonché gli altri atti ed espressioni di odio e discriminazione razziale”, si legge nel testo come riportato da Repubblica. Invece del testo di Delrio qui non viene richiamata la definizione dell’Ihra - che ha attirato le critiche anche del mondo intellettuale - ma la Raccomandazione del comitato dei ministri agli Stati membri sulla lotta ai discorsi di odio, secondo la quale sono considerati “atti ed espressioni d’odio e di discriminazione” tutte le manifestazioni “di pregiudizio, ostilità o violenza contro le persone in quanto appartenenti a una determinata confessione religiosa, etnia, nazionalità o a un determinato popolo”.
Nel nuovo ddl Giorgis, l’articolo 3 stabilisce che, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, il ministero dell’Istruzione debba emanare apposite “linee guida” finalizzate a “prevenire e contrastare in ambito scolastico” atti ed espressioni di hate speech. L’articolo 4 prevede la nascita, presso la presidenza del Consiglio, di un “Osservatorio per la prevenzione e il contrasto degli atti ed espressioni di odio e di discriminazione razziale”. L'articolo successivo introduce poi specifici obblighi per i motori di ricerca e le piattaforme di streaming, che “sono tenuti a predisporre meccanismi efficaci per la moderazione, segnalazione e rimozione tempestiva dei contenuti” riconducibili all’odio razziale e religioso. Gli articoli 6 e 7 chiamano in causa le regioni e gli enti locali, cui si chiede di attivare “percorsi di formazione del personale” e “sportelli di segnalazione” per le vittime. Infine, l’articolo 8 dispone l’istituzione di un Fondo dedicato alla prevenzione e al contrasto delle discriminazioni.
"Il nostro obiettivo non è criminalizzare il dissenso verso il governo di Israele”
"Il nostro obiettivo non è certo criminalizzare il dissenso verso il governo di Israele”, spiega Giorgis. E Boccia aggiunge: “Proprio per contrastare efficacemente l'antisemitismo, abbiamo scelto una strategia che non isola il fenomeno ma lo colloca al centro di una più ampia azione contro tutte le forme di odio razziale, etnico, nazionale e religioso. Non per diluirne la gravità, ma per colpirne le radici comuni: la disumanizzazione dell'altro, la normalizzazione del pregiudizio, l'uso politico dell’odio. Difendere gli ebrei oggi significa rafforzare la tenuta della democrazia e affermare che nessuna società può dirsi libera se tollera che l'odio diventi linguaggio pubblico”.
La sfida degli emendamenti
Il 27 gennaio, in coincidenza con la Giornata della memoria, in commissione Affari costituzionali del Senato partirà l’iter del ddl. Il testo base che verrà adottato dovrebbe esse quello di Scalfarotto e Romeo. Ma la vera sfida sarà sugli emendamenti che potranno essere presentati entro il 10 febbraio. Ed è lì che il Pd potrebbe tornare a spaccarsi. “Ci sono posizioni diverse, nel senso che io penso che vada fatta una cosa specifica. Il collega Giorgis ha fatto un ottimo lavoro sulle discriminazioni - dice Delrio lasciando l’assemblea dei senatori Pd -. Sugli argomenti in cui c'è convergenza si farà un lavoro sugli emendamenti”.
"Il mio testo rimane, certo - aggiunge -. È impostato specificamente sull'antisemitismo, l'altro sulle discriminazioni. Il mio adotta la definizione in alcuni casi, qui non si adotta la definizione. Su questo ovviamente rimangono le distanze ma faremo un lavoro invece su tutto il resto, l'educazione, l'Università. Faremo un lavoro con gli emendamenti", conclude Delrio.
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