Politica
20 febbraio, 2026Il dibattito politico, più che concentrarsi sui temi specifici, sembra solo uno scambio di accuse tra centrodestra, centrosinistra e magistrati
Il 22 e 23 marzo ci sarà il referendum sulla riforma della Giustizia. Ha tra le principali novità la separazione delle carriere tra quella del pubblico ministero e quella del giudice, il sorteggio del Csm, il suo sdoppiamento e l'istituzione dell'Alta corte, ma il dibattito politico più che concentrarsi sui temi specifici sembra solo uno scambio di accuse tra centrodestra, centrosinistra e magistrati.
Tanto che, a poco più di un mese dal voto, è intervenuto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella presentandosi a sorpresa – per la prima volta in 11 anni – alla riunione ordinaria del Consiglio superiore della magistratura, l’organo costituzionale che lui presiede e che proprio con questa riforma cambierebbe – e di molto – la sua composizione.
Mattarella ha ricordato che “serve rispetto per questa istituzione da parte delle altre istituzioni” pur essendo criticabile per mancanze ed errori. Non ha fatto nomi ma nei giorni precedenti il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva definito le correnti del Csm un “sistema para-mafioso”. E dopo le polemiche aveva detto di avere citato solo le parole pronunciate anni fa dal pm Nino Di Matteo.
Rinfacciarsi o estrapolare brevi frasi, magari anche prese da interviste di anni fa, sembra essere uno dei metodi scelti dalla politica italiana per combattere per il fronte del sì o del no al referendum. Poi c’è l’uso, sempre più frequente, di utilizzare singoli casi di cronaca o sentenze recenti per promettere cambiamenti nella giustizia italiana. Il problema non sono solo i toni usati, da Nicola Gratteri a Nordio, ma anche gli argomenti di questa campagna referendaria ormai diventata per le elezioni politiche del 2027.
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