Politica
17 marzo, 2026In poche ore, il governo italiano ha condannato (insieme a Francia, Germania, Regno Unito e Canada) i piani di Netanyahu nei confronti del Libano. E la presidente del Consiglio ha escluso l'invio di navi a Hormuz: "Sarebbe un passo in avanti nel coinvolgimento"
Mentre Israele compie i suoi primi passi della nuova invasione del Libano, dai principali Paesi europei arriva un altolà a Benjamin Netanyahu. Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna - insieme al Canada - hanno firmato un testo che condanna i piani dello Stato ebraico nei confronti del suo vicino. Dal documento, però, costruito nell’ambito del G7, si sfilano gli Stati Uniti (insieme al Giappone), che lo considerano un attacco al proprio alleato in Medio Oriente e un’implicita sconfessione della propria guerra contro l’Iran.
Si tratta di una delle prime grandi spaccature all’interno del consesso occidentale. Perché - nonostante l’esplicita contrarietà di Washington - Roma, Berlino, Parigi e Londra scelgono comunque di andare avanti. Nel testo i leader si dicono “profondamente preoccupati per l’escalation di violenza in Libano” e chiedono “un impegno concreto da parte dei rappresentanti israeliani e libanesi per negoziare una soluzione politica sostenibile”. Si condanna Hezbollah ma al tempo stesso si sottolinea come “un’offensiva di terra israeliana di rilievo avrebbe conseguenze umanitarie devastanti” e “questo va scongiurato”.
Ma quello sul Paese dei cedri non è l’unico “no” pronunciato da Giorgia Meloni; un'opposizione che porta con sé un costo politico non indifferente per una presidente del Consiglio che ha fatto - e fa ancora - del suo rapporto privilegiato con Donald Trump la principale cifra in politica estera.
Di fronte alle richieste insistenti del presidente Usa affinché gli alleati inviino navi da guerra verso lo Stretto di Hormuz per scortare le petroliere ferme in quel lembo di mare, Meloni ha mostrato cautela: “Intervenire significa fare un passo in avanti nel coinvolgimento”. Il governo italiano, anche su Hormuz, segue gli altri partner europei ed evita (per ora) di entrare in prima persona in un conflitto né iniziato né tantomeno voluto. Intervistata da Nicola Porro in Quarta Repubblica, la presidente del Consiglio ha aperto invece alla possibilità di allargare Aspides, la missione europea nata per proteggere la navigazione nel mar Rosso contro gli attacchi degli Houti.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Guerra: chi paga il conto? - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 13 marzo, è disponibile in edicola e in app



