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27 febbraio, 2026L'allarme della Ong impegnata nei Territori Palestinesi. Dal primo marzo, 37 organizzazioni internazionali dovranno sgomberare su ordine di Netanyahu
Una "catastrofe in corso" e una richiesta urgente di aiuti. È l'appello lanciato da Medici senza frontiere per quanto riguarda la situazione umanitaria nei territori palestinesi. Gaza e Cisgiordania sotto la morsa della fame e delle emergenze sanitarie. Gli attacchi israeliani, poi, sono tutt'altro che cessati dall'inizio della tregua. Msf chiede "un aumento massiccio degli aiuti salvavita e un accesso umanitario senza ostacoli per far fronte alla catastrofe in corso a Gaza, dove si continua a morire a causa delle violenze incessanti e delle persistenti restrizioni agli aiuti imposte dalle autorità israeliane".
Poche ore prima della mezzanotte del primo giorno dell’anno, il governo di Benjamin Netanyahu comunicava a decine di Ong che si occupano di assistenza umanitaria che non avrebbero più potuto operare all’interno della Striscia di Gaza. Il pretesto? I nuovi requisiti dettati da Tel Aviv: una richiesta dettagliata di liste di nomi e di dati sensibili su chi operasse per conto delle Ong. Obiettivo? Accertare che i dipendenti non avessero legami con gruppi e organizzazioni terroristiche palestinesi. Il divieto era scattato per 37 organizzazioni, che hanno già ridotto all'osso le proprie attività e che dovranno sgomberare entro una data ben precisa, e molto vicina. Il primo marzo. In base al diritto internazionale umanitario- precisa la nota di Msf - e in qualità di potenza occupante, le autorità israeliane stesse sono tenute a garantire la fornitura di assistenza umanitaria.
Non è bastato il piano di pace americano a migliorare la situazione a Gaza. “Le autorità israeliane continuano a limitare fortemente e persino a negare l'accesso all'acqua, agli alloggi e alle cure mediche - prosegue la nota di Msf - Le condizioni di vita sono ancora degradanti e le violenze continuano a uccidere e ferire palestinesi ogni giorno”.
Non solo Gaza. “Anche in Cisgiordania, i bisogni medico-umanitari continuano ad aumentare in modo allarmante a causa dell'intensificarsi della violenza, degli sfollamenti forzati, degli attacchi armati dei coloni, delle demolizioni di case, dell'espansione degli insediamenti e degli ostacoli all'assistenza sanitaria" spiega Medici senza frontiere.
"Nonostante queste politiche, Msf - si legge in una nota - è determinata a rimanere e a fornire assistenza nei Territori Palestinesi Occupati il più a lungo possibile, operando grazie alla sua registrazione con l'Autorità palestinese". I numeri degli interventi di Msf nei territori palestinesi parlano da soli. Un letto di ospedale su cinque, solo nel 2025, è stato gestito dai suoi medici, assistito un parto su tre, effettuato 913.284 visite ambulatoriali e distribuito oltre 700 milioni di litri d'acqua. Un calo verticale da gennaio 2026, con 83.579 visite ambulatoriali, 40.646 casi di emergenza trattati 5.981 pazienti curati per condizioni legate a traumi.
In fumo, il piano per il 2026 di Msf di espandere i propri programmi con un budget di 130 milioni di euro. "Tale supporto è ora avvolto nell'incertezza - prosegue la nota - I nuovi requisiti restrittivi per la registrazione, utilizzati come pretesto per ostacolare l'assistenza, coincidono con una campagna globale di attacchi online contro Msf, promossa dal governo israeliano".
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