Il nuovo numero

Succession all’italiana, L’Espresso in edicola

Nel Paese del capitalismo familiare, i litigi delle grandi dinastie. Il Pnrr che rischia di andare sprecato. La battaglia Usa sull’aborto. I timori per la vittoria di Trump. Lo Zen e l’arte di scrivere. E come sempre molto altro

di Chiara Sgreccia   1 febbraio 2024

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Succession all’italiana

"Uno strumento di consapevolezza indipendente": è questo il titolo scelto dal nuovo direttore Enrico Bellavia nell'editoriale che apre il nostro giornale e in cui presenta L'Espresso ricordandone i valori e i principi: «L'Espresso è un patrimonio di idee nette e riconoscibili. Uno strumento forte di un’autorevolezza costruita negli anni, di un’autonomia difesa con tenacia, di un’affidabilità che ha riscontro in chi ci segue. E l’umiltà di sottoporsi ogni giorno, ogni settimana, all’unico giudizio che decreta la fortuna: quello del lettore». 

 

La copertina di questa settimana, "Succession all'italiana", gioca con il titolo di una nota serie televisiva. I protagonisti però non sono affatto immaginari: Agnelli-Elkann, Del Vecchio, Caprotti, Angelini e tanti altri, nel Paese del capitalismo familiare, sono gli eredi delle grandi dinastie al centro di liti furiose per le eredità miliardarie e che spesso finiscono in tribunale. È un altro segno dell’arretratezza nazionale, come spiega Gianfrancesco Turano nell’articolo principale: «N​on Dio, né la patria. L’unica cosa che conta è la famiglia. Vale per la politica, con un governo di fratelli, di sorelle, di cognati d’Italia. Vale a maggior ragione per una borghesia imprenditoriale che sa rinunciare al controllo delle sue aziende e non ha problemi a delocalizzare, ma fatica a mantenere la pace fra gli stucchi domestici».

 

Avvertiamo che il Pnrr viaggia con mesi di ritardo
Cantieri fermi da Nord a Sud: le infrastrutture sono la maggioranza delle opere finanziate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Che rischia però di andare sprecato per ragioni politiche e burocratiche. Ne scrive Sergio Rizzo per aprire la Politica del nostro settimanale.
 

Sull’aborto sarà battaglia nelle urne
Due Americhe si scontrano sui diritti delle donne. La Corte Suprema ha rimesso ai singoli stati il potere di vietare l’interruzione volontaria di gravidanza. Molti l’hanno già proibita. E se vince Trump praticarla sarà sempre più difficile: «Ci sarà il futuro delle donne sulle schede elettorali del cinque novembre. Il loro corpo, la loro salute, fisica e mentale, il loro credo», spiegano Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni da New York, nell’articolo che apre la sezione Esteri.
 

Dazi, deficit e petrolio: cosa succede se vince Trump
Le istituzioni mondiali e tutti i Paesi prevedono problemi. Alcuni si preparano. Il commercio internazionale sarebbe ostacolato, la crescita Usa potrebbe andare a scapito di quella europea. Come chiarisce Eugenio Occorsio per aprire l’Economia de L’Espresso: «Proprio in Europa si concentrano le maggiori paure: il venir meno dell’ombrello Nato costringerebbe i Paesi a spingere sulle spese per la difesa, che restano nella maggior parte dei casi, compresa l’Italia, inchiodate per motivi di budget fra l’1,2 e l’1,8% del Pil quando l’America è al 6%».
 

Lo Zen e l’arte di scrivere
Cinquant’anni fa usciva “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”. Arriva ora in Italia una raccolta di saggi di Robert M. Pirsig. Testi inediti intorno a un’ossessione: la ricerca della qualità. Che aprono la sezione Cultura.

 

E poi vi segnaliamo “Gioco sporco sulla pelle dei giovani trans” di Simone Alliva e, con l'avvicinarsi di Sanremo, Beatrice Dondi che ci racconta la "Storia d’Italia in dieci canzonette". E come sempre molto altro: approfondimenti, inchieste, rubriche, sguardi critici e punti di vista sulla realtà vi aspettano in edicola e online. 

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